Tornare
Le cose che allontaniamo, non smettono di esistere.
Ci sono cose che lasciamo andare non perché smettono di piacerci, ma perché a un certo punto non riusciamo più a tenerle con noi.
Il paradosso è che più ci allontaniamo da qualcosa che aveva significato per noi e più il suo eco risuona ci risuona dentro.
Succede con l’allenamento, con le persone, con i luoghi.
A me è successo con la scrittura.
Quando riprendi qualcosa che ti faceva stare bene — o anche solo quando inizi a pensare di riprenderla — non senti l’entusiasmo delle prime volte, quello ingenuo di quando cominci qualcosa di nuovo.
Riprendere qualcosa è più simile ad un classico lunedì mattina, carico di pessimismo e fastidio. Un blocco, una pesantezza che è quasi paura.
È come se corpo e mente ricordassero troppo bene quanto quella cosa fosse importante e si difendessero dal rischio di perderla di nuovo.
Eppure quella cosa non se n’è mai andata davvero: è sempre rimasta lì, sotto la superficie. Se qualcosa ti ha fatto sentire vivo, non smette di farlo solo perché smetti di praticarlo. Puoi interrompere un gesto, ma non cancelli ciò che quel gesto ha costruito in te.
Mentre scrivo, non sono seduta al computer con la luce negli occhi delle prime volte, né con la motivazione che nasce dalla continuità, da quella sensazione rassicurante di essere “costante”. Oggi mi sono avvicinata alla tastiera con cautela e scrivo senza sapere ancora se questa newsletter vedrà la luce. Non so ancora se sono davvero pronta a ricominciare
Scrivere, così come allenarsi, frequentare una persona o vivere un luogo, non sono solo un’insieme di sequenze. Si tratta di un modo di stare al mondo, una grammatica interna che, una volta appresa, non si cancella.
Puoi smettere di fare qualcosa, ma non smetti di essere quella persona.
Quando torni in un luogo, non è come se non ci fossi mai stato: torni con una memoria emotiva addosso, con il ricordo di cosa significa sentirsi in quel modo.
Riprendere qualcosa significa esporsi di nuovo, significa accettare che quella cosa possa tornare a contare e ciò che conta può ferire, può mancare, può andare perso.
Tornare a scrivere è stato come rimettermi in piscina dopo tanto tempo senza nuotare: i primi metri sono rigidi, poco eleganti, ma dopo le prime vasche, mi accorgo che il corpo sa già cosa fare.
Ho dovuto sfondare il mio muro di resistenze e scuse. Ho dovuto ignorare quella vocina che continuava a ripetermi: “Ormai hai smesso”.
Poi le sensazioni hanno ricominciato a scorrere, anche se non in modo epico, almeno sufficienti a farmi rendere conto, che quella cosa era ancora li dove l’avevo lasciata.
Non si tratta di riprendere come prima, ma di essere curiosi di vedere cosa può diventare oggi. Si tratta di accettare che, se fa paura, è solo perché quella cosa conta.
Non so quando scriverò la prossima newsletter e non faccio promesse, ma so che potete fare a meno di me. ;-)



"Non si tratta di riprendere come prima, ma di essere curiosi di vedere cosa può diventare oggi. Si tratta di accettare che, se fa paura, è solo perché quella cosa conta."
Verissimo, ho estremamente bisogno di ripartire e questa news arriva al momento giusto. bentornata!
Saudade...